venerdì, 15 agosto 2008
Torni a casa distrutto, con lo stomaco vuoto, perché nemmeno oggi hai avuto tempo per un panino nella caffetteria della facoltà. Oggi non sei andato né alla lezione di greco, né a quella di latino. Di questo passo sarai ripetente. Hai avuto una riunione interminabile e non avete risolto nulla. Non siete arrivati a nessun accordo, ma per lo meno hai detto quello che pensi. Avrai la coscienza tranquilla, anche se adesso ti importa ben poco della tua coscienza. Vorresti solo riposare e desideri che la notte passi lentamente perché non vuoi che arrivi il giorno seguente. Dopo aver mangiato il pesce che ti ha preparato la mamma, anche se le avrai detto più di mille volte di non preparati nulla, vorresti addormentarti leggendo il giornale. Grazie mamma ! E vorresti svegliarti ogni due ore per renderti conto del fatto che stai dormendo, e toccare il cuscino, guardare la sveglia, e girare per la casa al buio, in silenzio, e dire a te stesso che ancora hai tempo per dormire, molto tempo, anche se non è mai abbastanza. Vorresti dimenticare le cavolate che hai detto oggi alla riunione, perché hai usato parole che non erano tue, hai riso quando non ne avevi voglia per quello che dicevano gli altri, solo perché ridevano gli altri, ed hai detto di sì quando in realtà volevi dire di no, quando ti hanno detto se volevi collaborare con Mikel per scrivere una lettera di protesta al carcere di Alcalà-Meco, dove tre insubordinati  non hanno voluto fare il servizio militare. Vorresti dimenticare il viso che hai dovuto fare quando ti hanno detto che Carmen non andava alla riunione per  andare con un hippie che si chiama Luis e gli altri non sanno se tu lo conosci. E tu gli hai detto di sì, che lo conosci. Vorresti che domani la biblioteca fosse chiusa per lavori, o che sia stata distrutta da delle bombe che qualche militare ha lasciato lì per caso. Vorresti che ti avvisino in tempo così eviteresti di alzarti dal letto. Ma invece ti alzi, vorresti essere dolce con tua madre, perché le hai risposto male ieri sera, solo perché aveva insistito con il pesce e con la tavola apparecchiata per farti cenare. Ingrato!!! Non ti vede per un giorno intero e tu le rispondi urlando. Sicuramente non gridi con i tuoi amici. E sei triste perché sai che un giorno ti mancherà tutto questo e non potrai dirle quanto le vuoi bene, sarà troppo tardi. E ti ricordi che non hai detto nulla nemmeno a tuo padre, quando ti ha chiesto come andavano le cose, gli hai detto solo che tutto era sempre uguale, per uscire subito dalla conversazione e chiuderti nella tua stanza per leggere il giornale, per addormentarti, per dimenticarti del mondo e perché il mondo si dimentichi di te.

 

Ma il mondo non si dimentica di te. Non volevi che arrivasse il giorno seguente ed è arrivato. Volevi che dalla tua bocca uscissero parole dolci per tua madre e non le hai nemmeno risposto quando ti ha detto di fare attenzione, come se fossi un bimbo piccolo, perché per lei sarai sempre un bimbo piccolo. E vorresti parlare con tuo padre per evitare che un giorno sia troppo tardi. Però non sei sceso con lui nell’ascensore quando ti ha detto di aspettare un momento. Gli hai detto che avevi fretta e te ne sei andato chiudendogli la porta in faccia. Non volevi andare al lavoro e sei arrivato davanti quell’edifico metallico. Non volevi salutare e stai salutando. Non volevi sorridere e stai sorridendo come se veramente ti importasse di quella vecchia in divisa che arriva sempre alle 7 del mattino. Le domandi dei suoi nipoti come se veramente ti importasse, in quale posto va di solito in vacanza d’estate per andarla a trovare e se per caso ha troppo lavoro da fare per darle una mano. Le ti dice di sì, se potresti catalogare dei libri perché non ha tempo, se dopo potresti andare al magazzino per aiutare Juan con le riviste, e se potresti un attimo servire i lettori.

 


Tu avresti voluto risponderle di andare a quel paese, vecchiaccia di merda! Ma invece le hai detto che non ci sarebbe stato nessun problema, con molto piacere. Avresti voluto dirle che lei non è nessuno per poter dare ordini e invece le hai detto che se ci fosse stato qualche altro problema avrebbe potuto contare su di te. Volevi passare la giornata senza parlare con nessuno e invece hai dovuto parlarle della tua vita e dei tuoi amici e con tutti gli aneddoti più simpatici solo perché  gli altri potessero dire:” Ma quanto è simpatico Alfonso! Sempre che scherza, sempre gentile con tutti!”. E quando sei rimasto solo in biblioteca e hai dovuto aiutare tutti gli studenti da solo senza l’aiuto di nessuno, sei stato gentile anche con loro. Gli hai spiegato come dovevano cercare le informazioni nel computer, e li hai portati fino alla libreria per non farli perdere, e li hai aiutati a fare le fotocopie. Solo perché potessero pensare di te:”Ma quant’è simpatico il bibliotecario, ci da la voglia di studiare, si nota che stanno cambiando le cose in questo paese!”.

E quando lei è arrivata, tu hai alzato lo sguardo e l’hai riconosciuta subito, ma nonostante ciò hai continuato a guardarla come le altre, come gli altri, come se dentro la tua divisa di bibliotecario non ci fosse altro che una testa di bibliotecario che funziona dalle ore 8 alle 15, dal lunedì al venerdì, senza sesso, senza memoria, senza odio, senza passioni, come se l’indifferenza della macchine ti servisse ad occultare la tua paura. Perché hai avuto paura. Per questo quando ti ha chiesto se poteva vedere le “Incisioni del Mutis”, tu le hai detto tutto serio che non c’era il responsabile. “Non c’è il responsabile”. Ma ti rendi conto? Hai parlato come un computer, come una persona adulta e responsabile dell’esercizio delle funzioni, come se i tuoi 23 anni, la tua allegria, la tua tristezza, la tua voglia di ridere o di piangere fossero sparite, o peggio, come se non fossero mai esistite. Perché hai avuto paura. Per questo non hai potuto sorridere, gridare, dire: “Cavoli, ma sei tu!”. Portarti le mani alla testa e dirle con un sorriso che lei era la ragazza che ti aveva chiesto se avevi da accendere un anno e mezzo fa.. o più? O meno? Nel parco del Retiro, all’angolo, prima di attraversare la strada. Non potevi sbagliarti, era proprio lei, anche se adesso aveva i capelli più corti e le labbra più sottili, e un giubbotto diverso del maglione che portava quella mattina di ottobre. Non ti potevi sbagliare su quegli occhi autunnali in piena primavera, gli occhi di Barbara.

 

Perché non hai chiesto a Marta di sostituirti un attimo? Perché non hai chiesto a Barbara di accompagnarti nell’archivio? Perché non hai preso le chiavi dal cassetto di Mercedes e perché non l’hai invitata ad entrare, voi due da soli in quella stanza dove conservate quel triste pezzo della storia americana? Avresti potuto raccontarle di come arrivarono gli spagnoli in quelle terre chiamandole La Nuova Granada perché non sapevano pronunciare i nomi che pronunciavano gli indiani. Avresti potuto raccontarle di come nel secolo XVIII, un botanico, Celestino Mutis, arrivò fin lì per mettere  nomi latini a quelle stesse piante che gli indiani usavano da secoli per guarire le loro ferite  e per alimentarsi. Di come ha voluto ordinarle, classificarle, confrontarle e analizzarle e di come obbligò gli indiani a disegnarle in ogni dettaglio, petalo dopo petalo, nervo dopo nervo, senza capire che gli indiani non volevano lavorare per guadagnarsi da vivere perché già se erano felici solo per il fatto di essere nati, e dovette legarli ai tavoli per farli disegnare con costanza. Avresti potuto raccontarle  che in quelle incisioni c’era anche il dolore di quegli uomini che hanno dovuto smettere di essere uomini per trasformarsi in disegnatori scientifici. Avresti potuto dirle, andando un po’ fuori tema, che non esiste nessun fine, nessuna politica, nessuna idea, nessun obiettivo che possa giustificare la sofferenza di un uomo. Invece hai preferito compiere il tuo dovere, il dovere di non essere te stesso ancora una volta. Non le hai parlato di libertà,  né del dolore di quell’indiano, perché non  ti sei reso conto del fatto che il suo dolore era anche il tuo, lo stesso che senti in questo momento, per aver avuto paura, per non aver fatto quello che veramente volevi fare. Non hai osato, non le hai detto che per molte notti l’avevi pensata, e molti giorni, e molti pomeriggi e che ti avevano rimandato in molti esami solo perché avevi passato il tempo pensandola. Perché questo non si dice!!! Perché questo mai nessuno ti ha insegnato a dirlo!!! Non ti sei avvicinato a lei dopo averle fatto vedere un’incisione di orchidee, non hai respirato il suo profumo, non hai osato bere il nettare dalle sue labbra né baciare le sue guance, perché questo non si fa!!! Perché questo mai nessuno ti ha insegnato a farlo!!! E quando l’hai vista andare via, dopo che aveva sfogliato alcuni libri senza interesse, come se aspettasse qualcuno, dopo che aveva girato a vuoto per la biblioteca, come se avesse del tempo da perdere, hai preferito rimanere in silenzio, come se non avessi avuto niente da dire, come se fossi stato morto, come se non ti importasse di vederla di nuovo e come se fossi obbligato nuovamente a dimenticarla.

 


Adesso ti mancano due ore prima di uscire. Dopo dovrai prendere la metro per andare all’università. Ti mangerai un panino con la frittata per non perdere tempo, come se con il tempo tu potessi fare  altre cose. E anche se non vuoi, andrai a lezione di storia solo per vedere se è tornata Carmen de Cuenca, prima del previsto, e ti starà cercando per chiederti perdono, per dirti che tu avevi ragione, che tutti gli hippies sono uguali e che ha bisogno di un uomo come te che possa aiutarla a dimenticare. Anche se tu non vuoi, aiuterai Mikel a scrivere la lettera di protesta affinché possano liberare questi insubordinati, perché alla fin fine nemmeno tu vuoi fare il servizio militare e ti sembra una presa in giro l’obiezione di coscienza, e anche tu saresti un insubordinato se non ti desse tanta paura il carcere. Anche tu saresti un insubordinato se non avessi avuto una madre da curare, un padre da rispettare. Tornerai a casa e protesterai come sempre. Griderai contro tua madre perché solo tu sai fare le uova fritte. Non rispetterai il sonno di tuo padre che sta dormendo nel divano e andrai di corsa a letto senza augurare la buonanotte a nessuno. E non potrai dormire perché sei uno stupido, perché hai lasciato passare un altro giorno, un giorno intero della tua vita. Desidererai che il cuscino possa avere altre forme, e penserai che i fiori che ci sono stampati sono uguali a quelle orchidee che aveva inciso quell’indiano tanto tempo fa. Oserai bere il suo nettare perché non hai osato bere l’altro. E immaginerai il suo profumo perché non hai osato respirare l’altro. Inventerai nuovamente il suo nome, e te lo immaginerai, perché non hai mai osato chiederle il suo. La chiamerai Barbara senza renderti conto che lei aveva già un nome prima che tu lo scoprissi. Barbara, perché sei un codardo, perché sei uno stupido e non sai proprio nulla. Non sai nemmeno che lei non si chiama Barbara.

Los Labios de Barbara

David Carrión Sánchez


La motivazione della momentanea chiusura di questo blog, la trovate in queste righe che ho cercato di tradurre solo per voi.

Kima

postato da: Kimagarcia alle ore 13:41 | Permalink | commenti (5)
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sabato, 21 giugno 2008

Sono stanca.

Sono stanca di me.

Sono stanca degli altri.

Sono stanca di chi si impiccia.

Sono stanca di chi mi sta intorno.

Sono stanca di mentire a chi mi vuole bene.

Sono stanca di essere quella pronta ad aiutare a tutti.

Sono stanca di quelle persone che fanno promesse che poi non mantengono.

Sono stanca di guardare fuori dalla finestra e di vedere sempre le solite espressioni.


 

 

Ps. Sono stanca di lamentarmi di queste cose in un blog pubblico perché se c’è una cosa che non sopporto, sono i blog pubblici dove si parla di problemi privati.

Pps. Forse sono stanca anche di questo blog.

postato da: Kimagarcia alle ore 21:49 | Permalink | commenti (5)
categoria:pensieri sparsi
sabato, 07 giugno 2008

 

SENZA PAROLE

postato da: Kimagarcia alle ore 18:48 | Permalink | commenti (6)
categoria:
sabato, 24 maggio 2008

Martedì 20 Maggio alle ore 16.30 si è conclusa la mia ultima lezione di spagnolo. Questo per me è motivo di lutto dato che se supero Letteratura Spagnola 3, Storia della lingua spagnola e Lingua Spagnola 3, ho finito per sempre con lo cattedra di ispanistica di Catania.

E la cosa mi rende moooooooooolto triste per i seguenti motivi:

 

1-    Non dovró piú andare ai lettorati di spagnolo ( e la cosa mi fa imbestialire perché io sono pazzamente innamorata di tutti i lettori e le lettrici di spagnolo).

2-    Non dovró piú studiare libri in spagnolo.

3-    Non dovró piú parlare in spagnolo con gente madrelingua.

4-    Non dovró piú prendere appunti in spagnolo.

5-    Non dovró piú ascoltare gente che parla in spagnolo ( ma io comunque continueró a girare per casa cantando La Quinta Estación, Amaral, Bisbal, Manu Chao , El Canto Del Loco ect.)

 

In questi momenti cosí tristi della mia vita,

momenti in cui Kima gira per casa con gli occhi lucidi,

momenti in cui Kima guarda la bandiera della Spagna pensando ai suoi amici spagnoli,

momenti in cui Kima si perde nei suoi pensieri guardando il vuoto,

momenti in cui Kima si sente fragile, demotivata, depressa…

 

mia madre ha il coraggio di dirmi:

 

“Che bello!  Finalmente ti levi ‘sto spagnolo dalle palle cosí ti puoi dedicare INTERAMENTE alla lingua francese!

 

Ecco, l’ho scritto.

 

Adesso, quando dite che Kima non ha un cuore,

potete capire benissimo da chi ha preso.

 

 

 

 

PS. Cara mamma, piuttosto che alla lingua francese, mi dedicherei INTERAMENTE al lettore di francese. Ma questi, come sempre, sono piccoli, innocui, innocenti.. dettagli.

Cordialmente, Valentina .

postato da: Kimagarcia alle ore 23:28 | Permalink | commenti (11)
categoria:università, casa kima
giovedì, 15 maggio 2008

Oggi ho scoperto di non essere famosa come Kima. Cioé, non che io creda di essere famosa. Mica mi chiedono autografi o fanno la fila per vedermi, ma è capitato 2 o 3 volte che la gente mi fermi per la facoltá dicendomi:

 Ma sei Kimaaa? Ma io leggo sempre il tuo blog!

Ed io rimango un po’ stupita anche perché non è che io abbia una vita cosí movimentata… anzi, penso che la mia vita sia vivace tanto quanto quella della talpa nuda africana.

 

Ad ogni modo, ho scoperto che Diego ama parlare della mia vita personale a tutte le persone che gli stanno intorno. L’insieme delle persone che gli stanno intorno comprende sottoinsiemi di studenti, professori, amici, coinquilini e colleghi.

Diego, per l’appunto, non è una persona molto discreta. E con questa frase intendo dire che l’anno scorso quando sono andata a trovarlo a casa sua, molti suoi coinquilini conoscevano la mia taglia di reggiseno senza avermi mai visto prima.

 

Oggi mi trovavo seduta su una panchina a parlare di questioni altamente filosofiche con Antonino tipo: ”Il tizio li in fondo ha abbinato male la maglietta verde con le mutande blu con i bordi rossi”  o “ma hai visto i capelli di quella? Non ha la forfora, ma la grandine” e ancora: “ma quindi le puntate dei Cesaroni sono finite?”.

Improvvisamente si avvicinano delle ragazze per salutare Anto. Mi presento e iniziamo a parlare. Ogni tanto dico qualche parola in spagnolo ( è qui c’è una parentesi da aprire: Puó capitare benissimo che io dica parole in spagnolo quando parlo in italiano. Chi mi conosce lo sa. Cioè.. io sono una persona che anche in casa parla in spagnolo tipo che io mi faccio delle vere e proprie discussioni con mia madre in lingua spagnola. Lei mi risponde in italiano peró mi capisce! Cioè per rendere l’idea:

Kima: Hola!

Madre: Sei tornata? Come stai?

Kima: Bien… ¿ y tú? ¿ Q tal?

Madre: Bene bene... senti oggi ha chiamato Emma...

Kima: Coño!

Madre: E mica è colpa mia se tu torni tardi dall’universitá -.-

Kima: Le envío un mensaje ahora mismo.

Madre: Ma scusa.. chiama direttamente!

Kima: ¿Y si se ha ido?

Madre: No, non penso.. .mi ha detto che è a casa..

[e cosí via]

 

Torniamo a noi. Salta fuori che queste ragazze studiano spagnolo cosí io inizio a fare i miei soliti interrogatori del tipo: Chi è il vostro professore? Chi sono i vostri lettori? Che libri avete? Come è il programma di quest’anno?

Insomma divento una vera e propria rompiscatole.

Parlando dico pure che sono stata in Spagna la settimana scorsa ( ok.. sí… non ve l’ho raccontato perché non ho avuto tempo, comunque mi sono autoregalata una settimana a Zaragoza *___* visto che a me non ci pensa nessuno.. tipo che io mi vedo fra 40 anni che mi autofaccio i regali per il compleanno dato che avró la vita sociale della talpa nuda africana. ) e cosí inizio a parlare un po’ delle cittá che preferisco, dei libri, dei film, di come diavolo ha fatto quel tizio a mettere le maglietta verde con le mutande blu con i bordi rossi  .. insomma, come potete ben vedere faccio sempre discussioni di un certo livello culturale (!)

 

Le ragazze fanno il nome di Diego ed io: Ma dai.. lo sto aspettando.

 

Loro: NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

Kima: che ho fatto O___O

Loro: Non mi direeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

Kima: cosa?

Loro: ma quindi…

Kima: ?

Loro: insomma…

Kima: …

Loro: tu sei…

Kima: chi?

Loro: VALENTINA DELLA SPAGNA!

Kima: chi sono io?

Loro: VALENTINA DELLA SPAGNA!

Kima: O__o

Loro: si si  lui ci parla sempre di te che vai in Spagna  che vuoi sposarti uno spagnolo  che vivevi in  Spagna  che hai la bandiera della Spagna appesa in casa

 

[ e cosí via, scopro cose di me che prima non sapevo]

 

Kima: ah.

 

*arriva una terza ragazza*

 

Loro: Non puoi capire… questa è l’amica di Diego…

Kima: ehm.. piacere Valent..

Terza ragazza: NOOOOOOOOOOO VALENTINA DELLA SPAGNAAAAAA!

Kima: ma  O___o

 

E cosí via: tu  erasmus   zaragoza  valladolid  corso  marito spagnolo

 

Cosí mi ritrovo a fare le seguenti considerazioni:

 

1-    Perché la mia via privata è vita pubblica?

2-    Come puó la talpa nuda africana avere tanta fama?                    

3- Posso cambiare il mio vero cognome in DELLA SPAGNA ? Non lo so, fa tanto fashion    . Pensate mia madre sia d’accordo?

 

Ps. Ok.. se non si è capito, volevo farvi vedere a tutti i costi la foto di quest’animale.

postato da: Kimagarcia alle ore 22:20 | Permalink | commenti (9)
categoria:università
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